I 12 PRINCIPI FILOSOFICI DEL BULLET JOURNAL

Ti prometto che col bullet journal la tua vita cambierà perché tu avrai un dialogo con te stesso/A maggiore e che ti consentirà di capire i tuoi limiti, le tue convinzioni limitanti, trovare i tuoi talenti.

Se ci pensi Anna Frank, Leonardo da Vinci e tante altre persone famose hanno tenuto un diario che serviva a tracciare la loro vita, i loro progressi, le riflessioni e tutto ciò che riteneva essenziale nella loro vita.

Il Bullet Journal si basa su 12 principi filosofici cardine che lo contraddistinguono e che consentono di integrare la produttività e la intenzionalità alla mindfulness.

  1. Riflessione.

Questo primo punto serve a farvi fermare, come il pensatore di Rodin, col mento posato sulla mano intento a riflettere. Una prova dell’importanza della riflessione la ho conosciuta al tempo di Apollo a Delfi dove ho trovato la scritta: Conosci te stesso. Molte decisioni sbagliate nascono dall’assenza di consapevolezza. La ricerca di un significato più profondo nasce spesso troppo tardi, quando si è in crisi e ci è capitato qualcosa di tragico o negativo: solo allora ci mettiamo in una posizione di percorso introspettiva con noi stessi e facciamo tabula rasa di tutto. Perché non farlo allora quando si è ancora in tempo ed in marcia, prima della catastrofe?
La riflessione è il momento in cui possiamo coltivare la intenzionalità e chiederci perché, prenderci le nostre responsabilità, capire le circostanze, individuando ciò che ci nutre e prendere decisioni migliori mentre seminiamo il terreno della nostra vita durante le stagioni della fertilità, dell’abbondanza, della scarsità, della tristezza. La riflessione è una pratica giornaliera: la mattina serve per concentravi sule priorità (così si comincia la giornata con lucidità ed intenzionalità maggiore e la sera è necessaria per fare il punto su ciò che si è fatto, sulle priorità del giorno dopo, sulla possibilità di selezionare i pensieri e allentare la tensione prima di dormire, in modo che non ci siano pensieri recalcitranti che ci lasciano ansiosi). Per la riflessione serve calma, concentrazione, costanza e lucidità. Ma se la si pratica la vita avrà tutto un altro sapore.
E’ importante poi farla mensilmente, facendo il punto della situazione ed annualmente, migrando ciò che serve al nuovo anno. Significato. Come dice David Steindl Rast “gli occhi vedono la luce, le orecchie sentono il suono, ma un cuore in ascolto percepisce il significato” . Mi ha fatto specie quando Ryder Carrol ha scritto che molte volte ci impegniamo per raggiungere determinati risultati e poi quando finalmente arriviamo alla meta, dopo un attimo di adrenalina, ci sentiamo persi perché, a prescindere di quanto noi possiamo costruire, la verità e che non sappiamo che cosa ci renderà felici e sopravvalutiamo la nostra capacità di adattamento. Gli uomini hanno una pulsione per il piacere innata, ma desiderano sempre nuove dosi di piacere.
La pubblicità ci porta a volere sempre di più perché ci trasmette sempre qualcosa in più o meglio di ciò che abbiamo, per farci stare intrappolati nel desiderio, ma non esiste un negozio della felicità. La nostra felicità però non può essere ancorata al nuovo obiettivo da raggiungere. La felicità è il risultato delle nostre azioni indirizzate verso obiettivi diversi: scrive Ryder Carrol, “ma cosa significa?” che la felicità arriva quando finalmente ci concentriamo sull’essere e non solo sull’avere. Perché noi pensiamo sempre che quando avremo qualcosa o saremo in quella situazione saremo finalmente felici, ma dimentichiamo che dobbiamo essere noi persone felice. Ho letto il libro sull’ikigai (nella sezione crescita personale te ne parlo) e questa parola giapponese significa che la felicità è il punto di incontro tra ciò che ci riesce bene e ciò che amiamo fare. La felicità deve seguire al nostro modo di essere e non deve essere inseguita.
Ma come possiamo capire che cosa ci fa stare bene e rendere felici? Sono i nostri sensi a farci capire che cosa ci fa stare bene. Quando ci emozioniamo lavorando ad un progetto che ci entusiasma, o decidiamo di mettere su famiglia, o progettiamo un viaggio, quando siano in stretta connessione con queste esperienze, è quello il momento in cui in realtà sperimentiamo la vera felicità. Basta ricordare il racconto di due vite di Robert Frost: la strada non presa. Da una parte la strada più battuta che è quella che non ti fa cambiare troppo e stare nella tua zona di comfort e poi quella del rischio, quella della incertezza, quella che ti fa lasciare tutto perché capisci che continuando con la prima strada non saresti mai pienamente felice. L’esercizio più bello che si può proporre è scrivere il proprio elogio della morte: cosa vi ha sorpreso, cosa vi ha menzionato, spaventato, quale vita avreste voluto vivere?
Anche questo esercizio lo riprenderò nella sezione della crescita personale.

2. Obbiettivi

Per raggiungere grandi risultati bisogna avere grandi idee e per grandi scopi servono mille piccoli passi costanti. Io li chiamo sprint quotidiani. Gli sprint non devono avere barriere economiche o fisiche o temporali, devono essere composti da compiti definiti e fattibili e devono essere portati a termine entro un termine ragionevole (non devono costare troppo in termini di energia e denaro o tempo). Prima di tutto però ci dobbiamo chiedere cosa ci incuriosisce nel nostro nuovo obiettivo, che cosa ci spinge ad investire tempo ed energia e che cosa vorremmo raggiungere, cosa dovremmo fare per renderlo concreto e perché vogliamo che sia una idea di successo. Se la raccolta primaria metaforicamente è data dai nostri obiettivi, la nostra raccolta secondaria saranno gli sprint per raggiungerli, dando un tempo massimo appetibile che non ci spinga a ritenere che la lista delle cose da fare non si accorci mai e ci faccia sempre sentire sovraccarichi ed incapaci di stare in linea con le azioni concrete proposte. Nella riflessione giornaliera poi possiamo indicare che cosa stiamo imparando dai nostri piccoli sprint: quali sono i nostri punti di forza e di debolezza, cosa funziona e cosa no, cosa potremmo fare meglio, che valore aggiunto sta dando il meccanismo alla nostra vita. Captain my captain: questo è l’unico modo con cui pian piano puoi correggere la rotta ed arrivare alla meta.

3. A piccoli passi

Sarah Harvey







I giapponesi parlano di KAIZEN (te ne parlerà in una apposita sezione della mia crescita personale) nel senso di momento di rottura, incrementabile a poco a poco, a piccoli passi. KAIZEN sono le opportunità che incrementano a poco a poco nel miglioramento continuo. Questo principio è  applicato nella industria automobilistica giapponese, dove concentrando il cambiamento su piccole cose si può generare il cambiamento senza essere sopraffatti, innamorandosi del processo. Quali piccole cose semplici possiamo fare per raggiungere i nostri obiettivi? Se si è bloccati, solo un piccolo nuovo passo può farci raggiungere il risultato. Per cui dobbiamo chiederci cosa possiamo migliorare in questo momento per poter trovare quella opportunità incrementale che ci spiana la strada a nuove soluzioni. Non è altro che la proattività di cui ti parlo nella sezione sulle sette regole del successo di Covey. Il problem solving è la regola per cui gli errori sono ottimi insegnanti per poter ammetter con onestà che abbiamo dei limiti e siamo disposti ad imparare da noi stessi. Thomas Edison diceva: non ho fallito. Ho solo trovato dieci mila metodi che non funzionano. Dyson prima di sperimentare il prototipo del migliore aspirapolvere nel mondo ha fatto milioni di fallimenti, ma ha imparato la parola iterazione (KAIZZEN) che significa: quale piccola cosa posso cambiare per migliorare la situazione. L’iterazione si compone di 4 fasi: pianificare: riconoscere una opportunità o un cambiamento rispetto al blocco in cui ci si trova: redigere un piano di cambiamento; studiare: verificare gli esiti in base al nuovo piano. Agire: se ha funzionato allora adotta il cambiamento, altrimenti ricomincia da capo. Un modo può essere di riorganizzare le vostre giornate, in base al vostro bioritmo, in base al vostro tipo di lavoro, in base alle esigenze personali Non possiamo fare grandi cose, ma possiamo fare piccole cose con grandi amore, diceva Madre Teresa di Calcutta e la riprende Rydder Carrol nel suo libro. La curiosità è ciò che ci fa andare avanti, se pensiamo che Dante Alighieri faceva andare avanti gli ignavi con un pungolo dietro ed un cartello avanti con scritte da perseguire, perché nella vita non avevamo mai cercato più di quello che avevano e restavano fermi nella loro apatia. Gli obiettivi però vanno fissati in modo d rispecchiare la nostra personalità non essere utopici o tropo elevati non rispondere a ciò che realmente cerchiamo di essere pratici verificabili e densi di significato. Quando chiediamo qualcosa all’universo ed a noi stessi dovremmo fissarcelo in modo realistico, nel senso che di dirci che “vogliamo guadagnare abbastanza danaro da poter saldare i debiti o da comprare una casa per i genitori in pensione o da pagare l’università per i figli”. In altri termini, dobbiamo proporci degli obiettivi autentici, che però nascano dal seme della pazienza e della curiosità, oltre che della costanza e perserveranza. All’inizio di ogni bullet journal dovremmo segnarci una raccolta di obiettivi e poi fare il gioco del 5, 4, 3, 2 e 1: dove ci vogliamo vedere tra cinque anni? Quali meta entro 4 mesi? Qual entro 3 settimane? Quale entro due giorni? Quale ora??Questo serve a farci capire come da una idea si passi alla concretezza stabilendo una sorta di business plan dove l’impresa è però la nostra vita ed è stato studiato che chi scrive gli obiettivi raggiunge maggior successo di chi non li scriva mai. Quando scrivi gli obiettivi secondo il gioco del tempo però poi cancella quelli che non sono prioritari, perchè gli obiettivi devono essere coerenti logicamente e cronologicamente. Le raccolte vanno create dividendo obiettivi personali e professionali e mai con troppi obiettivi prioritari perché il multitasking è l’opposto della efficienza, perché non siamo progettati per passare da un compito all’altro o da lasciare in sospeso uno per finire un altro, il tutto lasciando la vita senza controllo ed in uno stato di ansia ed insoddisfazione permanente. Bisogna focalizzarci su pochi obiettivi e concentrandoci sul processo. Gli obiettivi vanno poi divisi in brevi sprint per evitare di sentirci sopraffatti ed affaticati. Per questo ti dico che ti farò vedere come passare dall’idea, al piano, al programma ed alle azioni concrete in apposita sezione. Se avete cambiato qualcosa nelle vostre routine, date un punteggio a cosa vi ha migliorato la vita e quindi tenete traccia di ciò che riduce il divario tra il punto in cui vi trovate ed il punto in cui volete arrivare, coltivando un percorso di miglioramento continuo e positivo.

4. Tempo

Come diceva Lincoln: non sono gli anni che contano nella vita, ma la vita che metti in quegli anni. La teoria della relatività, come diceva Einstein, è quella per cui un minuto o un’ora cambiano di intensità in base al tipo di esperienza che viviamo in quel dato tempo. La differenza nei risultati non è la quantità di tempo che avete a disposizione, ma da quanta attenzione siamo riusciti a focalizzare sull’obiettivo presente. L’estasi o lo stato di flusso è quel preciso momento di cui parla Cecilia Sardeo nel suo podcast superfocus in cui dice che è quel momento in ci liberiamo tutto il nostro potenziale porduttivo e creativo e usiamo la strategia nelle condizioni di tempo date. Dovremmo tutti darci dei timeboxing o meglio dei blocchi di tempo, in cui siamo obbligato a focalizzarci in determinate cose in alcuni momenti della giornata, in modo da sapere che in quella fascia temporale ben definita dovremmo occuparci del nostro danaro, dei nostri estratti conto, delle scadenze per bollette e così via. Se il tempo non è sufficiente in ogni singola giornata, allora andrebbe suddiviso per più giornate e per baby step in modo da raggiungere il risultato finale nel termine dato. In questo modo se ad esempio abbiamo deciso di rimettere in ordine tutta la casa entro due settimane ed ogni giorno dedichiamo mezzora ad un singolo elemento della casa, alla fine ci troveremo con la casa a posto, riorganizzata, pulita ed ordinata che ci farà stare bene e ci darà il nuovo sprint per un nuovo obiettivo. Va programmato tutto anziché rimandato perché la procrastinazione ci porta poi a pagare caro il disordine in casa, la mancanza di soldi per poter realizzare i nostri sogni, il dover correre all’ultimo momento per scrivere quel lavoro da consegnare. Marco Aurelio diceva che “devi sempre agire, pensare e parlare come se fosse possibile che tu, in quel momento, lasciassi la vita”. La migrazione è la tecnica pratica che ti consente di capire cosa è vitale e cosa importa davvero e di lasciare stare ciò che non serve, ci ricorda che dobbiamo morire e perciò dobbiamo trarre dalla nostra vita il meglio in ogni istante.

5. Gratitudine

Ci fermiamo mai e siamo grati per ciò che ci accade?
Quando completiamo un obiettivo e lo marchiamo, ci fermiamo a riconoscere il risultato? Tutti tendiamo a sottolineare solo le cose che non hanno funzionato o abbiamo sbagliato, ma non celebriamo mai le nostre capacità.
Praticare la gratitudine può essere un buon modo per aumentare la salute fisica e mentale, l’empatia, l’autostima migliora i rapporti sociali e riduce l’aggressività.
Potremmo praticarla o nelle riflessioni giornaliere oppure creando una raccolta apposita. Cerca di partire dalla piccole cose di ogni giorno.

6. Controllo

La vita è un continuo cambiamento, sia per nostra volontà, che per la natura delle cose, che per eventi esterni. La cosa più importante è capire cosa possiamo controllare e cosa non possiamo controllare di ciò che cambia. Quello che si può controllare è come reagiamo a ciò che accade (lo abbiamo visto anche nella sezione personale di Covey) Abbiamo il potere di essere intenzionali nel determinare le nostre reazioni a ciò che accade. Molte volte lasciamo all’istinto ed alla rabbia le nostre reazioni. Molte volte ci preoccupiamo troppo cercando esiti diversi ai nostri problemi, come se progettare un piano di emergenza fosse l’unica soluzione ai problemi che abbiamo. Per risolvere un problema dobbiamo spezzettarlo in piccole azioni e cose che possiamo controllare.

7. Radianza

Le nostre singole azioni influenzano chi ci sta attorno. Per radianza significa il riflesso della nostra personalità che agisce sul mondo. Il nostro atteggiamento positivo può creare energia. Anzitutto, occorre avere autocompassione, anche come dice Covey, perché se trattassimo noi stessi come tratteremmo una diversa persona, certamente avremmo tutti una giusta prospettiva. E se anche gli altri sprigionano energia positiva, raccogli la loro radianza. Nelle riflessioni è opportuno anche tenere traccia delle proprie interazioni e di quelle che ci stimolano maggiormente capire cosa possiamo imparare da loro e se ci spingono ad essere delle persone migliori. In questo modo pur non potendo cambiare le persone, capiremo quali persone potranno essere al nostro fianco, perché ci fanno crescere e rispettano. Bisogna fare l punto della situazione su cosa stiamo imparando, perché e come lo facciamo.

8. Perseveranza

Spesso agiamo con gesti inconsapevoli, andiamo avanti col pilota automatico, ma non capiamo che senza un contesto personale non saremo mai in grado di apprezzare i benefici dalla responsabilità spiacevoli e persino dolorose. Le persone felici non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa, ma sfruttano al meglio ogni cosa, dice Sam Cawthron. Dovremmo tutti avere un diario della “chiarezza”. Un diario in cui scrivere i nostri obblighi ed impegni e la compensazione positiva che ne possiamo trarre. Prova a scrivere ora sulla pagina sinistra gli svantaggi di alcune situazioni: l’affitto è alto, lo stipendio è basso etc e sulla pagina destra che scopi abbiamo dato nella vita per avere quella situazione. Ad esempio, lo stipendio è basso, ma ho tante ore per me e pago tutte le spese, l’affito è alto ma sono vicino al lavoro ed non uso l’automobile ed ho tutto comodamente a portata di mano. Se non riuscite a trovare uno scopo, allora bisogna passare allo step successivo, ossia decostruire.

9. Decostruire

Quando non è possibile trovare una soluzione ai nostri problemi, occorre usare la tecnica dei cinque perché, inventata da Toyoda Sakichi. Ad esempio:
Non riesco a pagare i debiti
Perché? Non ho abbastanza soldi
Perché? Spendo male i soldi che ho
Perché? Non risparmio nulla
Perche? Non amministro bene i soldi che ho
Perché? Mi manca una seconda entrata
A questo, punto, una volta capite le cause, occorre elencare vari modi per risolvere con un piano d’azione: trovare un coinquilino a utilizzare sistemi come homeaway o airbnb per un guadagno extra: fare un nuovo piano per gestire la spesa e tutte le uscite; pianificare un rientro in tutti i debiti partendo dai più urgenti ed importanti; seguire corsi per trovare altri sbocchi professionali; crearsi altre vie di guadagno. Cerca sempre di trovare da ciò che hai le risorse per poter uscire da una situazione ed entrare in una nuova.

10. Inerzia

Quando vi trovate bloccati, Ryder Carrol suggerisce il metodo della “paperella” che nel libro di Andrew Hunt e David Thomas è quel giocattolo giallo cui si gioca nella vasca da bagno e cui si possono spiegare le cose nel dettaglio. Se immagini che il tuo bullet Journal è una paperella di gomma, puoi aprirti e dirle quale è il tuo problema cosa non funziona, il perché non funziona, cosa hai tentato di fare per risolverlo, cosa non hai fatto e cosa vorresti accadesse. Una volta che hai creato i milestone ossia i 5 grandi progetti al massimo che vuoi realizzare, poi devi creare dei microprogetti trimestrali e quindi degli sprint secondari. Gli sprint devono essere: Completati in due settimane o meno; Non devono essere legati al progetto ma consentire di realizzarlo; Ogni sprint deve avere un fine. Per il secondo punto, ad esempio, se volete diventare minimalisti ed ordinati per i vestiti, dovete già prima organizzarvi con buste di cose da buttare, da vendere, da regalare e poi organizzatori perciò che decidete di tenere. Prima però dovete cercare dei blocchi di tempo ed a questo punto è fatta. Quando poi avrete l’obiettivo principale in mano, ossia diventare minimalisti, sarà tutto più semplice e sarete più energici perché avrete fatto dei piccoli passi concreti e li avrete completati e questo vi darà fiducia in voi stessi

11. Imperfezione

Il libro dello WABI-SABI insegna come in oriente si celebri la caducità della bellezza e le imperfezioni naturali. Le crepe di un vaso, le venature del legno, le sbavature dell’inchiostro. Se non amiamo le imperfezioni, non ameremo mai abbastanza noi stessi e l’umanità. Non occorre ossessionarsi per rendere imperfetto ogni minimo dettaglio. Se non accettiamo che siamo imperfetti, non accetteremo e non supereremo mai i fallimenti. Igiapponesi non parlano di perfezione ma di maestria e per avere maestria in un certo ambito occorre una pratica di almeno 10.000 ore. La maestria è l’impegno e la pratica di migliorare i tentativi, tenendo traccia dei progressi, sapendo che si potrà anche inciampare sulla strada.

12. Crea la nuova vita

Col bullet journal ora puoi creare la tua nuova vita e se seguirai le mie rubriche ti spiegherò come!

Torna in alto